Risposta del nostro Presidente ad un articolo degli Storici locali Tognola e Giannantoni, pubblicata sulla Prealpina di oggi.


Gentile Diretto­re
Intendo chiederle sp­azio per poter fare alcune precisazioni riguardo l’interessa­nte articolo di Franco Giannantoni e Albe­rto Tognola sui fatti che hanno dato il via al famoso Ottobre di Sangue del 44, pubblicato la scorsa settimana.
Abito a pochi metri di distanza da quello che gli storici no­strani definiscono roccolo di Bodio Lomn­ago, teatro della fu­cilazione di due par­tigiani appartenenti alla 121° brigata d’assalto Garibaldi “G­astone Sozzi”.
Conosco la zona come le mie tasche, è st­ata durante la mia infanzia, un luogo qu­asi mitologico per me e i bambini come me, che in qualche na­scondiglio hanno sep­pelliti, insieme ai ricordi, ancora alcu­ni giocattoli, dimen­ticati tra un avvent­ura e un'altra.
Trovai il posto per caso, giocando, in uno dei tanti pomeriggi spensier­ati d’infanzia; agli occhi di un bambino si trattava di una piramide sepolta e celata nei boschi chissà da quale en­tità e chissà per qu­ale motivo. Tuttavia crescendo scoprimmo la storia della str­uttura, che gli anzia­ni del paese conosce­vano molto bene, anc­he se il vostro arti­colo parla di scoper­ta quasi sensazional­e, che scoperta prop­rio non è.
Quello indicato come roccolo di caccia è in realtà una mon­umentale ghiacciaia a tumulo, del tutto inadatta all’utilizzo venatorio per dive­rsi motivi che non spetta a me stabilire, ma di elementare riconoscimento come la posizione, l’archi­tettura della strutt­ura stessa, l’orient­amento e la dimensio­ne delle aperture da­lle quali eventualme­nte sparare ai malca­pitati uccellini e pa­recchio altro. Costr­uita con ogni probab­ilità verso la fine del 700 o l’inizio dell’ 800 e in uso fi­no agli anni 40 del secolo scorso, servi­va per la conservazi­one del pesce e della carne, dopo essere stata stipata di ne­ve pressata poteva mantenere temperature rigidissime fino in primavera. Il rocc­olo di caccia invece, struttura completa­mente differente di architettura verde per la cattura dei vo­latili tramite reti, è situato al­trove e anche se orm­ai vietato dalla legge è ancora presente e utilizzato in modo oggi consentito. La vicinan­za non può motivare un simile errore di valutazione, che sep­pur dettaglio tecnico lo ritengo importa­nte in un articolo come questo in discussione.

Passeri oltre però Direttore, non è mia intenzione parlare solo di abbagli architettonici, anzi invito chiu­nque ad una visita in situ: si tratta di un luogo estremamente affascinan­te.
Tra la fine del Sett­embre del 44 e i pri­mi giorni di Ottobre, due efferati omicidi perpetrati da Bart­olomeo Baj e Giuseppe Brusa, disertori di guerra unitisi al distaccamento Gariba­ldi della “Gastone Sozzi” scossero la Pr­ovincia. Il primo, quello “motivato pol­iticamente" di Felice Macchi, commissario prefettizio del Fasc­io di Malnate e sopr­attutto quello terri­ficante della giovan­issima Ines Pedretti di Groppello, vente­nne trucidata a sang­ue freddo e senza al­cun motivo, quando sola e disarmata si apprestava a rientrare a casa dal lavoro di impiegata postale. Nonostante la pove­ra Ines agonizzate si spense perdonando i propri aguzzini, la risposta decisa e ferma dello Stato, che voleva Giustizia, non tardò ad arrivare. Grazie alle dichia­razioni di Aldo Batt­istella della XVI Br­igata Nera “Dante Ge­rvasini”, prigioniero in mano ai partigi­ani ma sfuggito ai suoi aguzzini prima della decretata (gius­ta??) fucilazione, ridotto in catene e torturato per quattro giorni proprio pres­so la ghiacciaia, fu possibile scovare il covo partigiano.
Assurdo, e qui non servono testimonianze né prove (comunque prodotte dalla Guard­ia Nazionale e udite nei racconti di Teodoro Piatti  ultimo scomparso della spedizione), che To­gnola e Giannantoni dicano che il Baj e il Brusa fossero sta­ti sorpresi disarmati e con i fucili nas­costi a diverse cent­inaia di metri, in un capanno. Basta il buon senso a capire che una for­mazione paramilitare combattente, atta al sabotaggio e con dimostrata capacità sia di uccidere che di fare prigionieri, in guerra contro l’a­utorità costituita e nascosta clandestina­mente non si separer­ebbe MAI dalle propr­ie armi. Chi al posto loro non avrebbe dormito -CUNT UN OCC VERT E IL FUSIL IN MA­N?- Fra l’altro dopo essersi fatti sfuggi­re un prigioniero a conoscenza del covo! È già tanto che non avessero abbandonato il rifugio… ma si sa, nessuno confuta più nulla al giorno d’oggi; nell’epoca delle fake news per essere creduti basta dire qualcosa, qualsiasi cosa, anche se improbabile come questa.
Fatto sta che in poc­he ore dalla rivelazione del Battistella, la GNR piomba sul rifugio e contr­ariamente a quanto asserito dagli illust­ri storici, li sorpr­ende da dietro e non dalla strada per Ca­sale Litta che li av­rebbe rivelati con facilita ai partigiani appostati a causa dei grandi prati ant­istanti l’accesso de­lla ghiacciaia e del­la difficolta di att­raversare ma sopratt­utto di trasportare a ritroso due cadave­ri in quello che vie­ne citato come stagn­o, in realta un torr­entello di modeste dimensioni ma infossa­to parecchio in una gola impervia. 
I Fas­cisti su mandato del capitano Triulzi dell' UPI e guidati dal Sottoten­ente Carlo Rizzi (co­ndannato a tren’tanni dalla corte di Var­ese per questa azione, sentenza poi ca­ncellata dall’amnist­ia Togliatti) come anticipato pocanzi, arrivarono da dietro il tumulo, da una tr­aversina di via Monte Grappa verso il lago (anch’essa via Monte Grappa) e qui si, favoriti da­lla fitta boscaglia a ridosso del covo e dalla brevissima di­stanza, poterono sor­prenderli e avere fa­cilmente la meglio aprendo il fuoco e gi­ustiziando sul posto i due banditi armati, così come previsto per legge dal bando Mussolini. A sparare sui partigiani furono i fratelli Frati, in particolare il ma­ggiore dei due, Baia­rdo, eroe di guerra pluridecorato. Dato il concentrarsi dei camerati sull’unico accesso esistente, alcuni partigiani pot­erono guadagnarsi la fuga attraverso un tunnel sotterraneo di oltre un chilometro in muratura a volte di mattoni (previs­to in tutti i roccoli di caccia ahahah) che collega la strut­tura alla casa parro­cchiale di Bodio.
Questo stesso giorna­le attraverso parole stupende di Giustiz­ia e di Legge, descri­sse l’accaduto in un appasionato articolo di cui allego foto originale.
Dell’errore di scamb­iare la monumentale ghiacciaia per rocco­lo di caccia ai vola­tili e di grossolane imprecisioni storiche ho già parlato, ma un altro particolare che tr­ovo forzato è quello che racconta di “sc­operta attraverso ac­curati studi” del lu­ogo ”finora solo imm­aginato”. Anche la testimonianza del bim­bo Gino stride con la realtà… la presenza tedesca a Varese era davvero limitata e soprattutto fatta eccezione per i fatti del San Martino, ai pochi tedeschi pre­senti la guerra civi­le degli italiani, almeno sul nostro ter­ritorio importava ben poco, fra l’altro quali posti di blocco avrebbe mai potuto trovare un bambino del paese per fare pochi metri? Pur non volendo credere alle mie parole per fazi­osità (cosa alla qua­le sino parecchio ab­ituato), la tesi del­la scoperta del Togn­ola crolla semplicem­ente chiedendo alla gente del paese o al­le persone che negli anni ho portato in visita alla stupenda costruzione per mot­ivi diversi, dall’ar­cheologo Stefano Tor­retta, all’esimio pr­ofessore d’arte Paolo Gauna massimo espe­rto di religioni aut­octone, fino allo st­orico antifascista Carlo Cattaneo grande fotografo “a colori” pure lui.
Rispetto e leggo sia Tognola che Giannan­toni, spero non me ne vogliano se mi per­metto di consigliar loro che quando si racconta una storia con velleità storiche, è giusto indicare i motivi e le vicende che l’hanno causat­a, che hanno portato uomini e donne ad essere coinvolti in eventi così definitivi e tragici come que­lli di Bodio Lomnago, paese che amo, il mio paese.
Nel ringraziarla Dir­ettore le segnalo l’­esistenza anche ques­ta negata della targa commemorativa in onore dei partigiani uccisi, ogni anno ad­ornata con fiori e corona di alloro, men­tre quella della pic­cola Ines si che man­ca, manca davvero in tutti i sensi.

 

Alessandro Limido
Comunità Militante dei Dodici Raggi
Presidente

La Comunità non è stata a guardare. 

Pur ammettendo l'esistenza di una situazione critica abbiamo forzatamente calcato la mano sull'espressione FAKE, nel paragonare questo ad altri virus "normali" che, ogni anno, uccidono senza cobelligeranze filo governative. 

 

 

Do.Ra. si scaglia contro chi e contro cosa sta dietro al COVID-19 e contro la psicosi e la paura di chi si picchia nelle file dei supermercati per comprare disinfettanti e carta igienica.
Contro la frenesia di chi pubblica tricolori a caso su fb, meme su accendere lucine e frasi strappalacrime con hashtag da orsetti del cuore; contro chi sponsorizza messaggi ministeriali ma poi critica l'immigrazione!

 


Soprattutto si schiera al fianco di chi resta sveglio, di chi sviluppa una coscienza critica; al fianco di chi vuol vedere oltre il "metro di distanza che gli è consentito" guardando con occhi diversi un mondo controllato da un governo unico di farmacisti, usurai, signori della guerra e stati divoratori di Libertà.

 

 

#restalibero

#RESTALIBERO

NOVITA' EDITORIALE

17/02/2020

 

A CURA DEL NOSTRO FRATELLO DI M.A.B.

 

ENRICO LABANCA

Gli scritti di Nicola Bombacci che qui si presentano in versione integrale,

pubblicati per la prima volta dopo la fine della guerra, hanno quasi tutti per argomento la Russia sovietica: “Il mio pensiero sul Bolscevismo” (1941), “Questo è il Bolscevismo” (1942, ristampato nel 1944).
“I contadini nella Russia di Stalin” (1942), “Dove va la Russia? Dal comunismo al panslavismo” (1944), sono per lo più incentrati sulla negazione che in Russia vi fosse una qualche forma di socialismo, affermando che vi era solo una tirannia personale di Stalin, con una burocrazia accaparratrice, nemica del popolo e creatrice di miseria, guidata dagli ebrei e brutalmente imperialista.
Completa l'antologia "I contadini nell'Italia di Mussolini" (1943), un testo
elogiativo della politica rurale mussoliniana, in cui Bombacci riconosce come raggiunta l'antica meta socialista di dare la terra ai contadini.

 

Autore: Nicola Bombacci
Titolo: Opere complete (1941 - 1944)
Introduzione: Luca Leonello Rimbotti
Formato: 15 x 21 brossura con alette
Data di pubblicazione: Febbraio 2020
Pagine: 200
Prezzo di copertina: 20 Euro + ss

 

EDIZIONE LIMITATA A 300 COPIE NUMERATE

 

Per info e ordini:

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 "Hai un destino segnato tra le Stelle,

Coi colori della Guerra incisi sulla pelle!

Ogni passo è per sempre, ma se al fianco degli Eroi,

ti ritrovi nuovamente a lottare qui con Noi:

Quei momenti di tensione che hai vissuto intensamente,

Fanno parte di una vita, una vita da Ribelle!

E se un giorno finirà agli arresti o in fredde celle,

Mai niente ti scalfirà, lo hai tracciato tra le Stelle!"

Aderiamo come sempre all'iniziativa del comitato 10 Febbraio:

TUTTI IN PIAZZA!

 

 

Nuovo opuscolo del Presidente di MAB sulla Selezione Naturale.

Aggressione Antisistema in 12 pagine, ciclostilate in proprio dai DodiciRaggi, clandestinamente.
Diffusione GRATUITA a pacchi di 10 copie, contattateci via Mail!

 

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MAGISTRATURA PRIMA NEMICA DEL POPOLO!

C.U.V.19 - Do.Ra.

Benvenuti ai piccoli Militanti :

Erik, Gloria Venere & Noemi!

Bergamo e Varese i nostri Cuori Gemelli in cima alla Barricata: Fino alla fine!

76° anniversario della vittoria: San Martino Sangue d'Europa

COMUNICATO 13 NOVEMBRE 2019

 

 

Pubblichiamo integralmente l'ultimo scritto del Nostro Presidente, firmato di suo pugno. Come sempre si assume personalmente la responsabilità di ogni singola parola. È un lucido resoconto di quanto siamo costretti a subire da parte delle autorità sul nostro territorio. Ci domandiamo spesso come gli abusi di potere possano moltiplicarsi così velocemente... ebbene... la risposta è tutta nell'enorme Silenzio che li avvolge. I soggetti in questione, e in particolare l'antagonista della nostra storia, provocatoriamente invitava il nostro Presidente a denunciarlo per abusi presso l'Arma dei Carabinieri...


Ben sapendo che la nostra non sarà mai una denuncia di Polizia, lo accontentiamo con la solita "denuncia" pubblica ai lettori, parte di quel Popolo che riteniamo da sempre unico giudice dell'operato Umano.

 

Federico Guerrini

IL PORTAVOCE

 

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IL LATO OSCURO DELLA LEGGE
- Sceriffi e luoghi inaccessibili
-


Lunedì scorso, insieme ai militanti della mia Organizzazione, ci siamo recati a Palazzo Estense, in centro Varese per assistere alla votazione pubblica del consiglio comunale, dove, da lì a poco, avremmo visto materializzarsi l’innaturale equiparazione fra la senatrice a vita Liliana Segre e S.E. Benito Mussolini, elevandola a Cittadina Onoraria della nostra città.

La senatrice è divenuta popolare nelle nostre vie, nei nostri bar, nelle nostre case solo recentemente, ‘grazie’ alla creazione ad hoc della Commissione contro l’Odio. Infatti anche se lei è una delle ultime ‘sopravvissute’, arrestata sul finire del ‘43 proprio sul nostro territorio, prima di tre giorni fa, in provincia di Varese, solo i nostalgici di Calogero Marrone si ricordavano chi fosse. Forse.

Ebbene, veniamo ai fatti, cioè il nostro secondo (tentato) ingresso in pochi mesi ai famosi luoghi comunali aperti al pubblico (ma evidentemente inaccessibili a Do.Ra.).
Secondo, perché questa estate, vi ricorderete, ci era stato impedito di entrare nel Comune di Azzate durante la presentazione di un libello firmato da un certo Filippi, il quale, se pur forte della presenza delle autorità cittadine e nazionali (seduto tra i presenti vi era Emanuele Fiano), si sottrasse al confronto – da noi invocato a gran voce - con il sottoscritto.

Poco prima di arrivare in via Sacco, ricevo la telefonata del Vicequestore Vicario LEOPOLDO TESTA che, con il solito fare da gangster quale si crede e probabilmente vorrebbe essere, celando la sua annunciazione con un  « ce lo sai te chi sò io »,  mi chiede informazioni varie, che, se pur non obbligato a fornire, porgo con assoluta tranquillità: i Dodici Raggi hanno inciso sulle proprie baionette le singole iniziali di ogni suo Uomo, affinché il Popolo sappia chi sono.
Dichiaro difatti che la nostra presenza raggiunge quota nove militanti e che non VI E’ NESSUN INTENTO SEDIZIOSO.
Passano pochi secondi e, arrivati dinanzi al Municipio, scopriamo che il locale Frank Drebin si è nel frattempo travestito da Jimmy Doyle e saltando i convenevoli (cosa che, in fondo, ho apprezzato), ci vieta (di nuovo e senza alcuna motivazione) l’accesso alla sala, millantando accordi presi telefonicamente e fantasiosamente modificati a suo piacimento.
Mettendo in pericolo quattro agenti D.I.G.O.S. e quattro carabinieri, il prode Vicario rilancia: nell’intento di provocare uno scontro fisico – nel quale, onestamente, avremmo avuto facilmente la meglio – mi insulta apertamente, cercando la reazione che gli avrebbe permesso di arrestarci decapitando l’Associazione.
Una tecnica conosciuta.
Noi, tuttavia, eravamo lì per altro, fare conoscere un’altra voce sulla Storia d’Italia e non per cadere nella più banale delle trappole.
Essere insultati da uno statale, però, al quale gettiamo ai piedi uno ‘stropicciato stipendio’, non mi va e così gli ricordo, che all’arroganza e all’abuso di potere si può, a volte, rispondere con la Violenza e gli rammento di non arrogarsi diritti che non può vantare.
Per un breve istante sembra tranquillizzarsi in lui lo spirito del SuperRobotPoliziotto e finge di ricordarsi quanto il sindaco ci avrebbe voluto concedere: l’ingresso in sala (neanche lo avessimo domandato) a solo due dei nostri militanti, scortati.
Una proposta che ha il sapore del compromesso, pane dei mediocri.

Do.Ra. però nel suo DNA custodisce il più autentico senso di cameratismo: NESSUNO RESTI INDIETRO!
Ed è proprio su questo punto che avviene la rottura.
Dal basso della mia misera condizione umana mi fermo per un istante, valutando anche la proposta di Poldo Testa, mi consulto con il mio Vicepresidente, mi guardo intorno, cerco di riflettere... so che è sbagliata come la natura degli uomini che ho di fronte. Cerco con lo sguardo e vedo quelle lapidi, le scritte, l’intera Storia della mia Città... i nostri caduti: dalla Battaglia di Varese agli Arditi del Piave, giungendo agli Eroi del San Martino. Sento il loro ammonimento... sento ancora i loro cuori battere, un frastuono che almeno nella mia testa mi "perseguita" da anni.

Loro non sono caduti per questo schifo!
Il loro sacrificio germoglia ovunque in questa nostra Città e per vederlo, basta amarla…

È troppo!

Di fronte ci sono i servi grigi dell’antifascismo statale e, dall’altra, i fieri Dodici Raggi, «eredi di un passato che rianima la riscossa!».

NO! È un NO!! Non accetto nessun accomodamento del cazzo!

Il Vicario non si trova più schierato in mezzo "ai suoi", nasando una possibile malparata, preferisce dileguarsi tra i selfie dei leghisti e le lisciature dei ‘fratellisti’, tutti pronti a giurare fedeltà sulla Kippah della Senatrice.

Gli scopi personali e di carriera del Vicequestore però sono rimandati, non gli regaleremo la pelle.

Lasciamo la piazza.

‘Parole come sassi’ vengono lanciate sulla fronte di ogni presente, urlando: TRADITORI, VIGLIACCHI.
E tra un coro e ‘l’amichevole saluto’, abbandoniamo il Comune, lasciandolo agli applausi di una platea gremita di nani da giardino e arrampicatori di ogni razza.

E questo è l’epilogo: un sindaco commosso che parla alla folla di valori e democrazia nonostante la sua personale STASI gli abbia obbedito e un Questurino che piange la mancata promozione di fine anno. Affila però le unghie per il prossimo incontro, lui.
Una nuova prevaricazione ci attende dietro l’angolo. La brama. Arde nel suo pensiero.
E noi l’attendiamo dove dovremo essere: senza timore, come sempre là, dove la Patria chiama, «come per andare più avanti ancora».

 

Alessandro Limido

 

Presidente

 

Comunità Militante dei Dodici Raggi

Più di un gemellaggio:

 

NOI SIAMO UNA COSA SOLA!

28 OTTOBRE CULMINE DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA

 

« Siamo qui per aprirti gli occhi, spazzare via le tue illusioni

Infrangere le regole, distruggere i tuoi miti

Per prendere tutto o niente, non importa come

Anche senza via d'uscita non c'è rassegnazione!

Cercando la verità, ecco cosa hai trovato: nuove emozioni esenti da peccato! »

- OTTOBRE DI SANGUE -

Attestazioni di stima nei confronti della nota testata giornalettistica

Tributo a Caio dei nostri gemelli di M.A.B.

- Cercando invano uno squarcio nel cielo -

 

 

"Ci han catalogato come marchio di violenza
per crimini comuni, da teppisti senza testa
ma quando siam di fronte vi tremano le palle
pregate i vostri santi e parlate solo di pace."

 

Come sul San Martino anche alla festa della Resistenza si parla di vandalismi e furti: rivendichiamo come SEMPRE le nostre azioni come questo striscione... il resto sono chiacchiere e fantasie da frustrati che anche nella remota ipotesi che fossero vere,

di sicuro non ci appartengono.
Fuori prove e certezze altrimenti cucitevi la bocca!

- ARRIVEDERCI AMICO -

L'albero non simboleggia la vita singola, bensì la stirpe,

 

ADDIO PIANTONE!

 

 

BENVENUTO C.U.V. 19 "Venuti dalla strada"

 

Entra nella nuova sezione dedicata

Di ignoto c'è la paternità, non certo dello striscione in quanto è firmato e pubblicato sui nostri "profili", di qualcun altro ma, oggi, non mi va di fare ironia.

Ci avete pubblicamente invitati presso la vostra sede per confrontarci. Di giorno.

Vada ma di sabato. Noi, in settimana, lavoriamo: facciamo turni in fabbrica,  terminiamo alle 19.30 in negozio, iniziamo alle 5.30 sui pulmini diretti ai cantieri, siamo in trasferta settimanale...noi siamo quello che voi non siete stati mai e che tanto odiate:
LAVORATORI, per questo motivo si agisce di sera, non certo per paura.
Dovete sapere che, a noi, non è consentito di attaccare una "nazione", raccogliere centinaia di migliaia di euro e passarla liscia.
I vostri finanziatori, dopotutto, sono i nostri più grandi nemici.

Dopo, però, non piagnucolate e non minacciateci coi vostri democratici "fogli di via" , arma vigliacca di una 'bianca' borghesia vile fin nelle ossa.

Decidiamo il giorno, dunque. 

Nemmeno in questa occasione avete avuto parole dolci verso le vittime , è chiaro a tutti, che ciò che conta per voi è esclusivamente la vostra sporca consorteria.

Manipolo d'Avanguardia Bergamo

IL PRESIDENTE
Enrico Labanca

Non possiamo che alzare i nostri scudi in difesa dei fratelli di MAB, condividendo ogni loro battaglia, come quest'ultima , la prima, quelle future.

Con MAB sulla barricata,

fino alla fine!

- COMPRA UN CD PER AIUTARE I CAMERATI DI IVREA -

 

contatta: associazionedo.ra@libero.it

Nessuna cima è più alta della Volontà! 
"La nostra Bandiera, resiste al sole

e soprattutto alla bufera"

 

 

                                   

Saremo la vostra spina nel fianco.

A Varese nessuno spazio per voi:

 

MUSSOLINI E IL FASCISMO NON SI TOCCANO!!

- Vicini ad Andrea e Rebel Firm, per il vile attacco da parte dello stato -

 

Credo nell'Idea Assoluta che fu intangibile integra completa.

 

Credo nella Patria solcata dall'aratro costruita nella Giustizia e difesa dalla Spada.

 

Credo nella volontà, forza motrice dello Spirito.

 

Credo alla scuola del Sacrificio dove l'unica lezione è l'Esempio.

 

Credo nella Terra, bagnata dal sangue degli Eroi e dal sudore della fronte.

 

Credo nella cooperazione tra classi sociali.

 

Credo nell'importanza del soldato quanto in quella dell' artista, del lavoratore, dell'atleta, dell'impiegato. 

 

Credo nei miei Leaders, perché so che loro crederanno in me.

 

Credo nella Gerarchia e nel rifiuto del gerarchismo.

 

Credo alla difesa dei miei Fratelli certo che loro difenderanno me.

 

Credo alla disciplina, all'Ordine Sociale e alla rettitudine morale.

 

Credo nella pace ma sono pronto alla guerra.

 

Credo nel Lavoro, unico Istituto sociale che può dare o togliere dignità all'Uomo.

 

Credo ai nostri caduti e di dover spendere la mia vita per loro, onorando il sacrificio che hanno compiuto sull'Altare della Patria.

 

 

Credo nella responsabilità e nella consapevolezza.

 

Credo nel coraggio.

 

Credo nella correttezza e nella libertà.

 

Credo nel gruppo.

 

Credo in me stesso.

 

Credo alla lealtà.

 

Credo prima nell'Amore e poi nell'Odio.

 

Credo nel Rispetto, prima dato poi preteso.

 

Credo nel riscatto perché ognuno può cadere ma deve avere il diritto, il dovere e la forza di rialzarsi.

 

Credo alla COMUNITÀ MILITANTE DEI DODICI RAGGI

I Militanti di Do.Ra. a Varese vestono i Colori degli Unici Fratelli di MAB a celebrazione di un inno alla fratellanza, che forse è solo un sogno ma per noi è una bandiera per la quale vivere

e per la quale morire!

Se l'ingiustizia, se la vendetta,

per la tua fede t'avran colpito,

la tua parola tu l'hai già detta.

 

"NON HO TRADITO"

 

Grazie Cri!

                - Nel tuo nome, nella tua parola! -

- A Caio -

COME CONTATTARE LA COMUNITA' MILITANTE DEI DODICI RAGGI

 

Per qualsiasi informazione è possibile contattare la Comunità scrivendo una mail all'indirizzo associazionedo.ra@libero.it oppure scrivendo al numero 334 7264341 (SOLO WHATSAPP)

 

                         Una nuova collaborazione

“La Germania in camicia bruna” del giornalista e scrittore Arnaldo Frateili,

pubblicata per la prima volta nel febbraio del 1937,    è un'inchiesta attenta e

serena sulla vita nella Germania nazionalsocialista.

Nel    1936 l’Autore intraprende un viaggio nella nuova Germania per capire

cosa stesse realmente accadendo, per comprendere appieno e in profondità le

trasformazioni che il    nazionalsocialismo stava apportando alla vita di un

intero popolo, comparandola sapientemente con l’Italia fascista. Per afferrare

la Germania di Hitler bisognava visitarla, esplorarla in profondità nelle sue

città e nei suoi borghi, penetrarla nella sua intimità politica, culturale e

sociale.

Il libro nella sua veste brillantemente giornalistica, rendendo così la lettura

particolarmente piacevole, si snoda per ventuno capitoli che passano in

rassegna quelli che Frateili ritiene i temi maggiormente qualificanti per

avere una visione d’insieme della nuova Germania: dall'educazione militare

della gioventù alla costruzione delle autostrade, dall'organizzazione delle

classi lavoratrici alla formazione delle nuove correnti artistiche e letterarie,

dalla produzione delle grandi industrie alla lotta politica, precisando molti

fatti e correggendo molte falsità.

Simpatica iniziativa nella nostra città:

ANDIAMOCI! 

Siamo orgogliosi di presentare il nostro nuovo libro:

"CONOSCERE IL MONDIALISMO" di Giuseppe Mosca.

per acquistarne una copia scrivere a:

associazionedo.ra@libero.it

 

€ 10,00 + spese di spedizione

La Comunità riunita per salutare e abbracciare Cristian e Carolina.
Con riconoscenza...

20 FEBBRAIO 2019

 

 

In queste ore più che mai vicini ai Fratelli Romani di Casa d’Italia e S.P.Q.R. Skins. Nessun passo indietro: Tutto, tranne che arrenderci!

Michi, "The Machine Gun", Orgoglio di Do.Ra.

Ci hanno donato la loro Vita,

farcene carico è l'onore della nostra!

OGGI COME ALLORA IL SAN MARTINO È NOSTRO

 

Dedicato a chi ospite nel nostro paese, tortura e massacra,

deruba e uccide famiglie Italiane!

 

 

"Non dimenticate quando celebrate una festa
Che qualcuno grande e solo si eregge in lontanazanza
Non dimenticate dei momenti di gioia
Che quel cuore lontano serba ancora una speranza!"

 

SEMPRE CON TE!

23.07.2018

 

Nella grande oscurità, quando le città piegate non hanno più la forza di credere né la volonta di insorgere e l'Idea non è che amore di condannati e fede di esuli:

pochi grandi uomini si levano incontro all'avvenire!
 
A Gianantonio, con riconoscenza.
 
Comunità Militante dei Dodici Raggi

Do.Ra. con i tre Grandi del Fascismo nostrano,

mentori e membri d'onore della nostra Comunità.

RESISTI!

Saremo integri solo se saremo noi stessi.
In attesa che Gjallarhorn ci convochi rimarremo puri, facendo TUTTO quanto è nelle nostre possibilità per farci trovare pronti.
Nessun compromesso con i nemici della Patria.

 

Chiudere un covo di idee è impossibile

Ai nemici in fronte il sasso,

agli Amici tutto il Cuore!

I nostri vecchi popoli guerrieri, oltre i confini nazionali,

innalzeranno i loro canti fieri per un oggi che guarda al domani!

Pochi giorni dopo l'omicidio di Cesare Bonfiglio, il 21 agosto del '44, i partigiani della famigerata Banda Lazzarini, in attesa di regalare la nazione agli Americani, tendono un'imboscata a Carlo Bollini, comandante della Brigata Nera locale.

Carlo, disarmato e solo, sta rientrando a casa dalla sua famiglia, i banditi non gli danno scampo: lo massacrano senza pietà, senza processo, senza prove di colpe particolari, se non quella di aver donato la propria esistenza all'onore della Patria.

 

ONORE A CARLO BOLLINI,

INFAMI ASSASSINI!

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